Serigrafia 43

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… dall’Alpi alle Piramidi…
Il carattere cosiddetto Egizio conoscerà i suoi revival.
Uno negli anni trenta per l’intervento di progettisti sopracitati, uno negli anni ottanta con la riscoperta del profumo anni trenta.
La famiglia degli Egizi entra oramai di diritto nelle classificazioni per famiglie pure se qualcuno definisce queste lettere «meccane» e qualcun’altro persino slab-serifs.
L’Egitto conosce altre amare vicissitudini, il canale di Suez diviene più spesso motivo di contrasto, contenzioso, conflitto. I grandi luoghi di culto turistico conservano comunque il loro ruolo di richiamo. Memphis, Kranach, Luxor non sono più, per il ragioniere bisognoso di sole al 25 dicembre, una serie di lettere dell’alfabeto bensì un percorso che conduce ai tramonti di Abu Simbel.
Noi tornati in città, dopo un viaggio in un differente deserto, amiamo immaginare queste rovine affollate di turisti, che in un certo modo ripetono la frase di Napoleone senza rendersene conto, andando a ripescare uno scritto di un certo Victor Hugo sull’alfabeto che dice, scusandoci per l’approssimazione. «Uscendo dal lago di Ginevra il Rodano incontra la lunga muraglia del Jura che lo rigetta nella Savoia sino al lago di Bourset. Là egli trova una uscita, precipitando nella Francia. Con due braccia eccolo a Lione. Lontano sulle dossiere aspre e verdi del Jura i letti gialli dei torrenti arsi disegnano ovunque delle Y. Avete mai notato come la Y sia una lettera pittorica dagli innumerevoli significati? L’albero è una Y, l’innesto di due strade è una Y. La confluenza di due fiumi è una Y. Una testa d’asino o di bove è una Y. Un bicchiere sul suo gambo è una Y. Un supplice che leva le braccia al cielo è una Y.»
E così via di seguito con tutte le lettere del nostro alfabeto dalla A che è il tetto sino alla Z che è la luce, il lampo, quindi Dio.
Per ogni lettera Victor trova una figurazione o meglio una metafora. Quasi ad anticipare quanto Roland Borthes scriverà anni dopo riferendosi agli immaginari del linguaggio. La lettera come singola unità magica. La parola come strumento o espressione del pensiero. La scrittura come translitterazione della parola. La frase come misura logica-chiusa. La stessa assenza, oppure il rifiuto del linguaggio, come una forza primaria, spontanea.
E qui conviene arrestarsi a respirare.
(testo originale apparso in Serigrafia n.43** – ottobre 92)
Serigrafia-43ns-iliprandi-1992-font-egizio